Categorie: Campionati Europei
SUNINEN & HAAPALA VINCONO L’82° RALLY POLAND CON ŠKODA
27 Luglio 2026
Redazione
Scritto da: Nicola Salatino
La domenica del Rally di Polonia ha confermato, una volta di più, perché l’appuntamento polacco rappresenti una delle sfide più complete e impegnative dell’intero calendario del FIA European Rally Championship. Le sette prove speciali conclusive – dalla PS9 alla Power Stage conclusiva, la PS15 – hanno messo equipaggi e vetture davanti a un esame severissimo, compresa una gestione degli pneumatici che si è rivelata determinante tanto quanto la velocità pura.
Alla fine è stato Teemu Suninen, affiancato da Antti Haapala, a trasformare in vittoria una gara con un passo praticamente impeccabile. Il finlandese ha saputo leggere un fondo che ha tratto in inganno molti, amministrando il vantaggio senza mai rinunciare alla prestazione quando necessario.
Alle sue spalle si è consumata invece una delle battaglie più interessanti dell’intero weekend, con il polacco Jakub Matulka protagonista di una prestazione destinata a lasciare il segno davanti al pubblico di casa e con Andrea Mabellini che ha difeso con determinazione una posizione di assoluto prestigio, confermandosi ormai stabilmente tra i riferimenti del campionato continentale.
La ripartenza mattutina non è stata priva di episodi. Già nella PS9 il rally ha registrato diversi inconvenienti: Tadeusz Bieńko è stato protagonista di un incidente dopo essere stato anche penalizzato per falsa partenza, mentre Jérôme France è incappato nello stesso tipo di infrazione. Non sono mancati ritardi ai controlli orari, tra cui quelli accusati da Jacek Januchta, Anthony Rott e Simone Tempestini, quest’ultimo arrivato al controllo con dodici minuti di ritardo.
La selezione naturale del Rally di Polonia è proseguita anche nella PS10. Lucas Zielinski è uscito di scena, Dariusz Obrzut è stato costretto al ritiro e Adam Sroka ha concluso la prova con una uscita in un campo dopo aver raccontato che fino a quel momento la speciale stava procedendo nel migliore dei modi. A complicare ulteriormente il quadro ci ha pensato anche un breve stop di Thierry Charpentier, fermatosi circa 800 metri dopo la partenza della prova.
Se c’è stato un tema ricorrente durante tutta la domenica, questo è stato senza dubbio quello della scelta degli pneumatici. La rapida evoluzione dell’asfalto ha messo in crisi numerosi equipaggi, costretti a trovare il compromesso ideale tra grip, resistenza e precisione di guida.
William Creighton è stato tra i più espliciti nel descrivere la situazione, spiegando come nessuno sembrasse realmente avere la certezza della scelta corretta e come il fondo, apparentemente pulito, restituisse in realtà pochissimo feeling.
Anche Philip Allen ha ammesso di aver sofferto la scarsità di aderenza nelle prime prove della giornata, mentre più tardi riconoscerà senza mezzi termini di aver completamente sbagliato strategia sugli pneumatici, definendola una scelta “massicciamente errata”.
Dall’altra parte del parco assistenza, Isak Reiersen ha raccontato come il passaggio alle gomme dure nella seconda parte della giornata abbia restituito una vettura molto più reattiva, pur costringendolo a rivedere completamente i riferimenti di frenata.
Pur mantenendo la leadership, Teemu Suninen non ha mai nascosto quanto fosse difficile interpretare le prove polacche. Già nella PS10 il finlandese aveva ammesso di non riuscire a leggere il livello di aderenza, definendolo praticamente impossibile da interpretare. L’esperienza maturata nel mondiale si è però rivelata decisiva. Nella PS12 ha raccontato di aver esitato in diversi punti particolarmente scivolosi, sottolineando come i piloti locali disponessero inevitabilmente di una conoscenza superiore delle strade.
Con il passare delle prove il suo vantaggio è però aumentato grazie ad una gestione estremamente pulita, tanto da permettergli di affrontare la PS14 – accorciata da 17,45 km a 16,85 km – valutando addirittura se valesse la pena rischiare qualcosa nella Power Stage per conquistare ulteriori punti bonus.
Tra i protagonisti assoluti della domenica va inserito senza dubbio Andrea Mabellini. L’italiano ha continuato ad attaccare praticamente in ogni speciale, consapevole che il distacco dai diretti rivali si sarebbe giocato in poco.
Già nella PS10 aveva definito quella prova una delle sue preferite, ricordando come fosse stata la Power Stage dell’edizione disputata due anni fa. Con il passare delle ore la battaglia si è fatta sempre più intensa.
Dopo la PS12 Mabellini ha spiegato che tutti stavano ormai viaggiando al limite assoluto e che la differenza era davvero minima. Nella PS13 ha trovato una definizione particolarmente efficace, paragonando il Rally di Polonia ad una gara in circuito, dove ogni prova si decide ormai nell’ordine dei decimi di secondo.
L’avvicinamento alla Power Stage è stato invece vissuto con una certa amarezza. Dopo la PS14 il pilota italiano ha confessato tutta la propria frustrazione per non essere riuscito a rimanere sul ritmo dei migliori nonostante stesse guidando al limite.
Nell’ultima prova è arrivato anche un grosso spavento, quando la sua vettura ha urtato un anti-cut rischiando seriamente di compromettere il risultato. Mabellini è però riuscito a concludere la gara e, a fine rally, ha voluto sottolineare come la squadra non abbia mai smesso di lottare, ringraziando tutti coloro che continuano a sostenerlo.
Se Suninen ha vinto e Mabellini ha confermato il proprio valore internazionale, la vera rivelazione della domenica è stata probabilmente Jakub Matulka. Il giovane polacco ha disputato una seconda parte di rally praticamente perfetta. Già nella PS10 aveva ammesso di poter ancora migliorare alcuni passaggi.
Successivamente ha raccontato come le modifiche all’assetto avessero richiesto un piccolo periodo di adattamento, senza però compromettere il ritmo. Anche nella PS13 ha ribadito di non voler forzare oltre il necessario, convinto che il passo mostrato fosse già sufficiente. Matulka ha definito il risultato un’enorme iniezione di fiducia dopo due rally complicati, riconoscendo comunque la superiorità mostrata da Suninen nel corso dell’intero weekend.
Weekend particolare anche per Simone Tempestini. L’italo-romeno ha vissuto una gara lontana dalle posizioni di vertice ma estremamente utile sotto il profilo tecnico.
Per tutta la giornata ha continuato a sperimentare modifiche all’assetto della vettura, spiegando di voler capire quale direzione intraprendere per migliorare il feeling. Più volte ha ribadito quanto apprezzasse le prove polacche, scegliendo comunque di divertirsi e regalare spettacolo agli spettatori.
Al termine del rally ha ringraziato MRF per l’opportunità ricevuta, sottolineando come mantenere la concentrazione non fosse stato semplice dopo quanto accaduto durante il weekend.
Tra gli idoli di casa, Kajetan Kajetanowicz ha invece privilegiato una gara intelligente. Già dalla PS12 aveva raccontato di voler semplicemente godersi il rally e l’atmosfera straordinaria creata dai tifosi. Nell’ultima prova ha confermato di non essere interessato ai punti aggiuntivi della Power Stage, preferendo arrivare al traguardo senza correre rischi inutili.
La domenica polacca ha così consegnato un verdetto importante per il campionato europeo. Suninen ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei riferimenti assoluti dell’ERC quando le condizioni diventano estremamente tecniche, ma alle sue spalle il livello della concorrenza continua a crescere. La prova di Matulka ha infiammato il pubblico locale, mentre Mabellini ha confermato di possedere ormai la velocità e la maturità necessarie per giocarsi stabilmente le posizioni di vertice. Se il Rally di Polonia doveva fornire indicazioni sul prosieguo della stagione, la risposta è chiara: la lotta per il titolo è tutt’altro che chiusa e il prossimo appuntamento promette un’altra sfida di altissimo livello.
Credit: Rally Poland