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GOODWOOD FOS 2026, IL GRANDE SALOTTO DEGLI OTTANI

22 Luglio 2026

Redazione

Scritto da: Tiziano Topini

Il festival automobilistico per antonomasia si tiene annualmente a Goodwood House, nel West Sussex. Sto, per l’appunto, parlando del famoso Goodwood Festival of Speed, uno di quegli eventi che, se dovessi paragonarlo alla moda, mi sento di accostare alle sfilate d’Alta Moda. Vi chiederete perché, ma se fate attenzione, spesso, in entrambi i campi, passato e presente s’incontrano e vanno a braccetto.

Ma torniamo nel Sussex, lungo la lingua d’asfalto dove vetture di ogni foggia e colore sfilano, o aggrediscono la passerella. Le auto d’epoca, come sempre, fanno grande mostra di sé. Difficile, se non impossibile, elencarle tutte quante, mi soffermerò dunque su quelle per me più iconiche. Permettetemi di iniziare dalle più antiche, ma altrettanto entusiasmanti da vedere correre; come se fosse appena uscita dalla fabbrica, la FIAT S76, “La Bestia di Torino”, vera e propria “sputafuoco” a tutti gli effetti.

L’immancabile accoppiata Alfa Romeo P3 e Bugatti T35 ha sfilato lungo la striscia d’asfalto, dimostrando che gli otto cilindri in linea di un tempo conservano quella nota sonora che non ha nulla da invidiare agli altri tipi di motore. A rubare la scena, però, secondo me, è l’ultima fatica della casa teutonica Audi. Se vi ricordate, qualche mese fa la divisione “Audi Tradition” presentò la fedele riproduzione dell’Auto Union Type B “Lucca”.

Questa incredibile vettura, nel ’35, con la carrozzeria opportunamente approntata per i record di velocità, effettuò a Lucca una partenza lanciata a una velocità media di 326,975 km/h. I dispositivi registrarono un tempo di 11,1 secondi, rendendola, per l’epoca, l’auto più veloce al mondo. La “Tipo Lucca”, assieme alla sorella “Tipo C” da Gran Premio, ha fatto gran mostra di sé, con i suoi sedici cilindri in linea che risuonavano come una perfetta orchestra lungo gli spalti; tra l’altro, Auto Union fu la prima azienda a utilizzare il motore posteriore.

Andando avanti, direi che sia doveroso nominare la Ferrari 330 P4, vincitrice di una splendida tripletta a Daytona nel ’67, con il suono iconico del 12 cilindri a V di 60°, che ha sfilato insieme alla vincitrice della 24 Ore di Le Mans del ’66, la GT40 MkII spinta dal potente Ford V8 da 4,2 litri, all’epoca condotta dall’equipaggio Bruce McLaren/Chris Amon. Inoltre, la famosa tripletta “All American” è stata replicata proprio a Goodwood. Ultima, ma secondo me non meno importante, la Benetton B186 motorizzata BMW, condotta dal suo pilota Gerhard Berger.

Tra le moderne è impossibile non citare l’italianissima cuneese Kimera Automobili, che ha sfilato con la sua EVO38 e la nuova K39, le cui linee sinuose e spigolose al tempo stesso si ispirano all’iconica Lancia Beta Montecarlo Turbo Gr. 5 “Silhouette”, che dominò il Campionato del Mondo Sport Prototipi tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. La vettura, sia nella versione stradale che sportiva, è spinta da un motore V8 biturbo sviluppato su misura da Koenigsegg, nella casa svedese con sede ad Ängelholm, nella Skåneland, in Svezia.

Degna di nota è sicuramente anche la Red Bull RB17, progettata dal leggendario Adrian Newey, una persona che sicuramente non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Ultima, ma non per importanza tra le vetture secondo me degne di nota, la HWA EVO R, restomod dell’iconica Mercedes-Benz 190 che prese parte al campionato negli anni d’oro del DTM.

Ora, dopo aver parlato della vera e propria passerella dove anche varie vetture da rally hanno fatto mostra di sé, come la Delta S4 e la Peugeot 205 T16, vorrei spostarmi in una zona un po’ meno glamour del Goodwood FoS, ma non meno entusiasmante. Tra i boschetti attorno alla tenuta del lord inglese, come scrissi anche l’anno scorso, si è tenuto il Goodwood FoS Rally Stage 2026, una vera e propria prova speciale con tanto di cronometraggio. Inutile forse dire che le icone del passato hanno dimostrato di poter ancora dire la loro.

Tante le Audi A2 che si sono districate nella stretta stradina di campagna a spalle larghe; la più vicina alla vetta della classifica è arrivata nona, condotta da Marcel van Vliet, battuta logicamente da una più moderna Toyota Celica Turbo 4WD (ST185). In cima è arrivata una Volkswagen Polo GTI R5, mentre seconda si è classificata una Hyundai i20 R5. Terzo posto, invece, per la Toyota GR Yaris Rally2. Non sono mancati anche qui nomi altisonanti, come Max McRae, a bordo della Subaru Legacy RS, nipote del leggendario Colin McRae e figlio di suo fratello Alister, che ha guidato invece la Subaru Impreza 555.

Chi ha seguito entrambi gli eventi, rischiando di diventare strabico, avrà sicuramente notato anche “nomi e vetture da mondiale” che hanno preso parte a Goodwood, tra cui lo squadrone Toyota GR Yaris Rally1 con Evans, Ogier, Pajari e Katsuta, insieme ai rispettivi copiloti, e Fourmaux, Neuville e Paddon per Hyundai i20 Rally1, ed infine le Ford Puma Rally1 con Armstrong e McErlean. Per la classe WRC2, invece, tra le varie Rally2 c’era anche la franco-italiana Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale, condotta da Gryazin.

Insomma, davvero tante, tantissime auto e troppo poco spazio per raccontarle, poiché questo articolo si trasformerebbe in un abbecedario dei cavalli motore. Ho quindi deciso di inserire le auto che, secondo me, meritavano davvero di essere menzionate. Mi viene però da dire che, fino a quando sentiremo il rombo dei cilindri, sarà sempre un piacere parlare di questo fantastico motorshow.

Credit: Oliver Solberg (X)