Categorie: Campionati Mondiali
GRUPPO B, L’EPOCA PIÙ FOLLE CONTINUA A FAR DISCUTERE
18 Luglio 2026
Redazione
Scritto da: Nicola Salatino
Ci sono anniversari che passano quasi inosservati e poi ce ne sono altri che continuano a vivere anche decenni dopo. Nel mondo dei rally, il 1986 appartiene alla seconda categoria, perché quarant’anni dopo, il nome “Gruppo B” continua ancora a generare la stessa reazione, cioè stupore. Per alcuni fu il punto più alto mai raggiunto dai rally, per altri un errore che non doveva accadere. Probabilmente fu entrambe le cose.
QUANDO I RALLY SMISERO DI ESSERE NORMALI
All’inizio degli anni ottanta il rally entrò in una nuova dimensione, i costruttori ricevettero una libertà tecnica enorme. Il risultato? Nacquero vetture che sembravano prototipi da fantascienza; la Lancia Delta S4, la Audi Sport quattro S1, la Peugeot 205 Turbo 16. Auto leggere. Potentissime. Brutali.
LA MACCHINA ITALIANA CHE RAPPRESENTÒ UN’EPOCA
Per l’Italia il simbolo assoluto resta la Delta S4, una vettura che ancora oggi sembra arrivare dal futuro. Motore sovralimentato con turbo e compressore volumetrico, accelerazioni impressionanti, prestazioni che ancora oggi fanno discutere. Ma soprattutto una presenza scenica irripetibile.
IL PUBBLICO ERA PARTE DELLO SPETTACOLO
Chi guarda oggi i video del Gruppo B rimane incredulo, migliaia di persone sulle prove, ali di pubblico che si aprivano all’ultimo istante, curve letteralmente invase. Era spettacolare ed era pericoloso. Molto più di quanto oggi si possa immaginare.
L’ITALIA ERA AL CENTRO DEL MONDO
In quegli anni l’Italia non era spettatrice, era protagonista. Con Sandro Munari prima e poi con la struttura costruita da Cesare Fiorio, il nostro Paese divenne riferimento assoluto. Le Lancia vincevano, i rally riempivano le montagne, la stampa seguiva il campionato con un’attenzione vicina a quella della Formula 1. Per qualche anno l’Italia fu il centro del rallismo mondiale.
POI ARRIVÒ IL GIORNO CHE CAMBIÒ TUTTO
Il 1986 segnò una frattura. L’incidente di Henri Toivonen e del navigatore Sergio Cresto al Tour de Corse cambiò la storia, il Gruppo B venne cancellato. Fine. Nessuna transizione. Nessun compromesso. Il sipario calò improvvisamente.
MA IL MITO NON È MAI FINITO
E qui succede qualcosa di incredibile, perché normalmente le epoche finiscono. Il Gruppo B no, quarant’anni dopo continua a essere presente, nei video, nei raduni, nei poster, nei garage degli appassionati. Ogni volta che si parla di rally storici, il discorso torna lì, sempre.
NOSTALGIA O QUALCOSA DI PIÙ?
Forse il motivo è semplice, il Gruppo B rappresenta un’idea di motorsport che oggi non esiste più. Più istinto, più coraggio, più imperfezione. Era un motorsport umano. E forse per questo continua a emozionare.
L RITORNO DI LANCIA E IL FILO CHE NON SI È SPEZZATO
Oggi il ritorno di Lancia nei rally con la Lancia Ypsilon Rally4 HF e il progetto Lancia Ypsilon Rally2 HF nel WRC2 sembra quasi chiudere un cerchio. Perché quel marchio che quarant’anni fa scriveva la storia è tornato sulle prove speciali. Con altre regole, altri tempi, altre generazioni. Ma con la stessa eredità.
E FORSE IL VERO ANNIVERSARIO È QUESTO
Non i quarant’anni del Gruppo B, ma i quarant’anni di una passione che non è mai finita. Perché quelle auto non corrono più, quel mondo non esiste più, eppure continuiamo a parlarne. Continuiamo a emozionarci, continuiamo a sperare. Forse perché il rally ha questa capacità unica: non lascia mai andare davvero le sue storie. Le porta con sé, curva dopo curva, generazione dopo generazione. Questo è il Rally.
Credit: media.stellantis.com (Web)