Categorie: Campionati Mondiali
ELFYN EVANS DICE LA SUA SULLE GOMME HANKOOK TIRE
13 Luglio 2026
Redazione
Scritto da: Nicola Salatino
Nel rally c’è una regola non scritta che spesso viene dimenticata. Prima ancora della macchina, prima ancora del pilota, prima ancora della strategia, c’è qualcosa che deve riuscire a sopravvivere al posto di tutti gli altri. La gomma.
È lei a ricevere ogni colpo, ogni pietra, ogni compressione violenta. È lei a separare una Rally1 dal terreno e, in una disciplina dove si corre sul filo dei millimetri, può decidere il risultato di una gara tanto quanto un’ottima scelta di traiettoria o una guida perfetta.
Al Rally dell’Acropoli questa verità è tornata prepotentemente sotto i riflettori. La Grecia, da sempre, non fa sconti a nessuno. Non li fa ai piloti, non li fa alle sospensioni e soprattutto non li fa agli pneumatici. Ed è proprio da una delle gare più dure del calendario che è arrivato un messaggio molto chiaro da Elfyn Evans: Hankook ha fatto passi avanti, ma la strada da percorrere è ancora lunga.
Il passaggio a un nuovo fornitore unico non è mai un processo semplice, soprattutto in una categoria come il WRC. Da quest’anno Hankook ha raccolto una delle eredità più pesanti del campionato dopo l’esperienza di Pirelli, entrando in un ambiente dove ogni errore viene amplificato e dove non esiste una condizione “normale”.
Una gomma da rally mondiale deve essere pronta a tutto. Deve funzionare sull’asfalto abrasivo delle Canarie, sopportare il freddo e la neve della Svezia, garantire velocità sugli sterrati veloci della Finlandia e, allo stesso tempo, resistere alle pietre taglienti dell’Acropoli. Sono mondi completamente diversi racchiusi nello stesso campionato. E proprio la Grecia rappresenta probabilmente il test più spietato.
L’Acropoli non perdona. Le temperature elevate fanno salire lo stress dei materiali, il fondo diventa sempre più scavato con il passare delle vetture e le rocce nascoste sotto uno strato sottile di terra trasformano ogni chilometro in una possibile trappola. Non è un caso se anche in passato marchi con decenni di esperienza nel mondiale abbiano dovuto fare i conti con problemi simili.
Per questo le difficoltà incontrate da Hankook non sono arrivate come una sorpresa assoluta. La Grecia è da sempre una gara capace di mettere in difficoltà anche i programmi tecnici più collaudati. Ma proprio perché rappresenta un riferimento così estremo, diventa anche il luogo ideale per capire dove intervenire.
Dopo il Rally del Portogallo, Hankook aveva già introdotto un aggiornamento alla propria gomma da sterrato. L’intervento si è concentrato sul battistrada, rinforzato per aumentare la capacità di sopportare gli impatti più violenti, lasciando invece invariata la filosofia generale dello pneumatico. Un lavoro chirurgico, trovare più robustezza senza perdere ciò che funziona.
Secondo Evans, il risultato si è visto. Il pilota Toyota ha riconosciuto che il nuovo sviluppo ha rappresentato un miglioramento concreto rispetto alla versione precedente. Ma nelle sue parole c’è anche un concetto molto importante: nel WRC non basta migliorare, bisogna continuare a farlo.
La posizione di Evans rende il suo commento ancora più significativo. Non arriva da un pilota che cerca una giustificazione dopo una gara difficile, ma da uno dei protagonisti più costanti della stagione. Il suo ragionamento riguarda un problema che coinvolge l’intero campionato. Quando il fornitore degli pneumatici è unico, la priorità assoluta deve essere la fiducia. Perché una cosa è perdere una gara perché qualcuno è stato più veloce. Un’altra è perdere tutto perché una gomma decide di arrendersi.
Ed è proprio questo il punto centrale della questione. Nel motorsport moderno si lavora continuamente per guadagnare pochi centesimi di secondo, ma quei centesimi devono arrivare da prestazioni reali, non dalla capacità di evitare una foratura. Se il risultato di una prova speciale viene deciso troppo spesso dalla resistenza dello pneumatico, il confine tra merito e casualità diventa troppo sottile.
L’Acropoli ha dato una dimostrazione concreta. Evans stesso ha visto complicarsi la propria gara a causa di alcune forature che gli hanno fatto perdere tempo prezioso quando era ancora in lotta per il successo. Stessa situazione per Thierry Neuville, che ha dovuto abbandonare le speranze di vittoria proprio nelle fasi più delicate dell’appuntamento greco. Non episodi isolati, quindi, ma situazioni che hanno inevitabilmente riaperto una discussione già presente nel paddock.
Già nelle gare precedenti su sterrato alcuni equipaggi avevano evidenziato qualche dubbio sulla robustezza delle coperture. Nessuno aveva voluto trasformare il tema in uno scontro pubblico, anche perché tutti riconoscono la difficoltà del compito affidato a Hankook. Evans, però, ha scelto una posizione equilibrata; riconoscere i progressi, ma senza nascondere ciò che ancora deve essere migliorato.
Un atteggiamento quasi da pilota collaudatore, più che da semplice concorrente. Il messaggio arrivato dalla Grecia è chiaro; lo sviluppo deve continuare e forse alcune problematiche avrebbero meritato maggiore attenzione già nelle prime fasi del progetto. Del resto, entrare nel WRC non significa soltanto costruire una gomma veloce. Significa creare un prodotto capace di affrontare condizioni che cambiano completamente da una gara all’altra.
Ed è proprio questa la difficoltà più grande. Per Hankook, quindi, l’Acropoli non rappresenta soltanto una gara complicata da archiviare, ma una fonte di informazioni preziosissime. Ogni chilometro percorso sulle pietre greche racconta qualcosa. Dove la carcassa può essere migliorata, quanto margine esiste sul battistrada, come aumentare la resistenza senza compromettere il comportamento della vettura.
Il calendario del mondiale, però, non aspetta nessuno. Dopo la Grecia arriveranno altri appuntamenti duri, altre superfici, altre situazioni limite. E ogni volta gli pneumatici saranno chiamati a dimostrare di essere all’altezza.
Le parole di Evans, alla fine, non hanno il tono di una critica. Sono più un richiamo alla realtà del WRC. Il pilota gallese ha riconosciuto il lavoro svolto da Hankook, ma ha anche ricordato una delle verità più semplici del rally: la velocità senza affidabilità non basta.
Puoi avere la macchina migliore, puoi essere il pilota più preciso, puoi costruire una gara perfetta. Ma se una gomma cede nel momento sbagliato, tutto può finire in pochi secondi. Ed è forse questa la sfida più interessante dei prossimi mesi.
Mentre i piloti continueranno a cercare il limite su ogni curva e ogni salto, Hankook dovrà trasformare le difficoltà incontrate nelle gare più dure in esperienza. Perché nel mondiale rally, a volte, il confine tra una vittoria e una delusione non passa da una grande rivoluzione tecnica. Può passare semplicemente da una pietra evitata. O da una gomma che riesce a resistere un chilometro in più.
Credit: Elfyn Evans (X)