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DALLA POLVERE DI STELLE ALLA POLVERE DEI RALLY

16 Maggio 2026

Redazione

Scritto da: Camillo Andrulli

Qualche giorno fa scrissi un articolo sulla nuova vettura da rally che Subaru aveva sviluppato per il campionato rally giapponese, e per farlo mi documentai su cosa significasse quel brand per i rally e quale fosse la sua storia, prima ancora delle imprese di Colin McRae o della rivalità con Mitsubishi.

Ebbene, ho scoperto che nel panorama automobilistico globale, pochi marchi riescono a evocare un’identità così forte e inconfondibile come Subaru. Pronunciare questo nome significa far riecheggiare immediatamente il suono roco e pulsante di un motore Boxer e visualizzare una livrea blu elettrico squarciata da stelle gialle, di traverso su una strada sterrata. Ma la storia di Subaru inizia molto prima del fango e del ghiaccio delle prove speciali, affondando le sue radici nel cielo.

Infatti, la storia inizia formalmente nel 1953 con la fondazione della Fuji Heavy Industries (FHI), nata dalle ceneri della Nakajima Aircraft Company, uno dei principali produttori di aerei per l’Impero giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. L’eredità aeronautica lasciò un’impronta indelebile nella filosofia del marchio: massima attenzione all’aerodinamica, ingegneria di precisione e un’ossessione per l’affidabilità.

Il nome “Subaru” fu scelto dal primo presidente di FHI, Kenji Kita, e in giapponese significa “unire” ed è il nome con cui è conosciuto l’ammasso stellare delle Pleiadi (qui il richiamo alle stelle del marchio e sulle fiancate delle auto da rally). Le sei stelle del logo rappresentano proprio le cinque aziende originarie che si sono fuse per formare la grande “stella madre”. Dopo la piccola e tondeggiante Subaru 360 del 1958, che motorizzò il Giappone del dopoguerra, il marchio capì che per distinguersi doveva puntare sulla tecnica; ma la vera rivoluzione arrivò nel 1972 con la Subaru Leone Station Wagon.

Questa fu la prima autovettura prodotta in serie a offrire la trazione integrale (AWD), una tecnologia fino ad allora riservata a pesanti fuoristrada insieme al motore a cilindri contrapposti (il celebre “boxer”, scelto per il suo baricentro bassissimo e l’assenza di vibrazioni), la trazione integrale divenne il marchio di fabbrica di Subaru. Da qui in poi, un successo dopo l’altro grazie allo sviluppo di queste tecnologie.

Ma questo ai tecnici non bastava, e se la trazione integrale aveva conquistato i guidatori di tutti i giorni, le vere potenzialità di questa meccanica andavano dimostrate sul palcoscenico più duro: i rally. Negli anni ’80 Subaru iniziò a cimentarsi nelle competizioni, ma è nel 1989 che il destino del marchio cambiò per sempre, grazie alla partnership con la britannica Prodrive di David Richards. Nacque così il Subaru World Rally Team (SWRT).

I primi successi arrivarono con la massiccia ma potente Subaru Legacy RS, ma fu nel 1993 che venne svelata l’arma definitiva: la Subaru Impreza. Più corta, più leggera e incredibilmente agile, l’Impreza, vestita della leggendaria livrea blu e gialla sponsorizzata da “555”, divenne l’incubo degli avversari, nonché il sogno di molti.

L’Impreza trovò il suo interprete perfetto nello scozzese Colin McRae. Con il suo stile di guida spettacolare, aggressivo e perennemente di traverso, McRae portò la Subaru a vincere il campionato del mondo piloti nel 1995, regalando al marchio anche il primo di tre titoli costruttori consecutivi (1995, 1996 e 1997). L’Impreza divenne un’icona assoluta, un oggetto di culto per un’intera generazione di appassionati cresciuti tra le prove speciali e i primi videogiochi di simulazione rallistica.

L’epopea continuò anche negli anni successivi. Nel 2001, l’inglese Richard Burns conquistò il titolo piloti con uno stile chirurgico e calcolatore, l’esatto opposto di McRae. Nel 2003, fu il turno del norvegese Petter Solberg (papà di Oliver che oggi corre nel WRC con Toyota Gazoo Racing WRT). Papà Solberg, con la sua esuberanza, regalò alla Subaru l’ultimo alloro mondiale piloti, piegando avversari temibili in una stagione indimenticabile.

Passano gli anni, e nonostante qualche successo, le più moderne Ford, Citroën e Peugeot riuscirono a prevalere. Nel 2008 questa situazione, complice anche la grave crisi economica globale che rendeva complicato lo sviluppo di una nuova piattaforma, portò Subaru ad annunciare il ritiro ufficiale dal campionato mondiale di rally. Fu un colpo al cuore per gli appassionati, la fine di un’era durata vent’anni che aveva ridefinito il motorsport moderno.

Tuttavia, l’impegno nei rally non è stato un semplice strumento di marketing, ma un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Le soluzioni testate nel fango del Galles, sulle nevi della Svezia o sugli sterrati dell’Acropoli sono state riversate direttamente sulle auto di serie. Le varie generazioni di Subaru WRX STI che si sono succedute, con le loro vistose prese d’aria sul cofano e gli alettoni posteriori, continuano a portare sulle strade di tutti i giorni quell’eredità fatta di prestazioni pure e aderenza inossidabile.

E chissà che il ritorno del quale vi abbiamo parlato l’altro giorno non segni l’inizio di una nuova era per la casa delle sei stelle.

Credit: François Flamand (IG) | DPPI Images (IG)

Informazione: galleria fotografica presente su @rally_news_plus (Instagram)