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ADDIO AL MITICO SANDRO MUNARI, IL DRAGO DEI RALLY

2 Marzo 2026

Redazione

Scritto da: Nicola Salatino

Ci sono piloti che vincono gare. E poi ci sono piloti che diventano parte della storia di uno sport. Il rallista Sandro Munari apparteneva alla seconda categoria. Con la sua scomparsa il mondo dei rally perde non solo uno dei suoi protagonisti più vincenti, ma soprattutto uno degli uomini che hanno contribuito a costruire il mito di questa disciplina. Per molti appassionati, soprattutto in Italia, il rally ha avuto per decenni un volto preciso.

Quello del “Drago”. Un soprannome che non era solo un vezzo giornalistico. Era il modo migliore per descrivere il suo stile di guida. Aggressivo quando serviva, elegante sempre, capace di trasformare una strada di montagna, innevata o sterrata, in un palcoscenico dove talento e istinto si mescolavano in modo quasi naturale.

DALLE CAMPAGNE VENETE ALLE PROVE SPECIALI

Sandro Munari nasce il 27 marzo 1940 a Cavarzere, nel veneziano, in una famiglia di agricoltori. La sua non è una storia costruita nelle accademie o nei circuiti. È una storia che nasce dalla passione, dalla curiosità per i motori e da una determinazione silenziosa. Come spesso accade nei rally di quegli anni, il suo primo ruolo non è quello di pilota ma di navigatore. Siede sul sedile di destra, osserva, impara, capisce i ritmi della gara.

È una scuola preziosa, perché gli permette di conoscere il rally dall’interno. Quando passa finalmente al volante, il suo talento emerge rapidamente. Munari non è soltanto veloce. Ha una qualità che molti piloti cercano per tutta la carriera: la sensibilità di guida. Sa leggere la strada, interpretare le condizioni e trovare sempre il limite senza oltrepassarlo. È questa capacità che lo porta presto all’attenzione della Lancia.

LA FULVIA E LA NASCITA DI UN CAMPIONE

Negli anni sessanta il rally italiano sta crescendo rapidamente e la Lancia è una delle protagoniste principali. Con la Fulvia Coupé HF, Munari inizia a costruire il suo palmarès. Arrivano i primi grandi risultati e due titoli nel Campionato Italiano Rally, nel 1967 e nel 1969.

Sono anni importanti, perché rappresentano il momento in cui il pilota veneto diventa uno dei punti di riferimento del movimento nazionale. Ma la vera consacrazione deve ancora arrivare.

IL MONTECARLO DEL 1972: LA GARA CHE CAMBIÒ LA STORIA

Il Rallye di Monte-Carlo è sempre stato qualcosa di speciale. Non è solo una gara, ma una sfida contro condizioni imprevedibili: asfalto, ghiaccio, neve e cambi di temperatura che possono trasformare completamente una prova speciale. Nel 1972 Sandro Munari arriva al via con la Lancia Fulvia HF 1600. Non è la vettura più potente del lotto. Molti avversari dispongono di mezzi più prestazionali. Ma nel rally la potenza non è tutto. Munari guida con una precisione impressionante.

Sulle strade innevate del Monte-Carlo riesce a fare la differenza grazie alla sua sensibilità e alla capacità di adattarsi alle condizioni. Quando la gara termina, il risultato è storico: la vittoria al Monte-Carlo. Non è solo il successo di un pilota. È il momento in cui il rally italiano dimostra di poter competere e vincere a livello internazionale. E per Munari quella gara diventa quasi una tradizione. Negli anni successivi vincerà il Monte-Carlo altre tre volte, nel 1975, 1976 e 1977.

LA STRATOS E L’EPOCA D’ORO DELLA LANCIA

Se la Fulvia rappresenta l’inizio della leggenda, la Lancia Stratos HF è la vettura che la consacra definitivamente. Progettata specificamente per i rally, la Stratos è una macchina radicale: corta, potentissima e difficile da portare al limite. Molti piloti la considerano impegnativa, quasi nervosa. Munari invece riesce a interpretarla come pochi altri.

Con la Stratos conquista vittorie importanti e diventa uno dei simboli della squadra Lancia, protagonista assoluta dell’epoca d’oro dei rally negli anni settanta. Il coronamento arriva nel 1977 con la conquista della Coppa FIA Piloti, il titolo che all’epoca rappresentava il massimo riconoscimento mondiale per i piloti di rally. È il primo italiano a riuscirci.

IL PILOTA E L’UOMO

Chi ha avuto modo di incontrare Sandro Munari ricorda spesso la stessa cosa: la sua semplicità. In gara era determinato e competitivo, capace di guidare costantemente al limite. Fuori dall’abitacolo, invece, era una persona calma, disponibile e sempre pronta a parlare con gli appassionati. Non aveva bisogno di atteggiarsi a star.

Preferiva raccontare il rally, spiegare la guida, condividere la sua esperienza. Anche dopo il ritiro dalle competizioni è rimasto vicino a questo mondo, partecipando a eventi storici, raduni e iniziative legate alla cultura del rally.

IL RICORDO CHE RESTA

Il rally di oggi è molto diverso da quello degli anni settanta. Le tecnologie sono cambiate, le vetture sono più sofisticate e i campionati più strutturati. Ma ci sono immagini che restano scolpite nella memoria degli appassionati: una Lancia Stratos di traverso su una strada di montagna, i fari che illuminano la notte, il pubblico assiepato ai bordi delle prove speciali.

In quelle immagini c’è spesso Sandro Munari. Ed è forse questo il segno più grande che può lasciare un pilota: diventare parte dell’immaginario di uno sport. Il Drago non c’è più, ma la sua storia continuerà a vivere ogni volta che qualcuno parlerà delle grandi pagine del rally. Perché alcune vittorie passano. Le leggende, invece, restano.

Credit: Matteo Richiardone (IG)