Categorie: Campionati Mondiali
PARTE UFFICIALMENTE IL RALLY DI SVEZIA 2026
13 Febbraio 2026
Redazione
Scritto da: Piernicola Gervasi
Il Rally di Svezia 2026 si è aperto a Umeå con un’aria pungente. Freddo artico (-20°C), fondo insidioso e quel tipo di luce che rende tutto più piatto, più difficile da leggere. Prima ancora del cronometro, la sensazione era chiara. Qui non basta essere veloci. Serve capire subito dove sta il grip e, soprattutto, dove finisce.
Nello shakedown di “Umeå City” (3,07 km), il messaggio è arrivato netto. La Hyundai ha iniziato con decisione. Il rallista Thierry Neuville ha firmato il riferimento davanti ad Adrien Fourmaux ed Esapekka Lappi. Dietro, le Toyota hanno risposto con Elfyn Evans e Takamoto Katsuta.
Poi è arrivato il primo vero riscontro del weekend. La PS1 “Umeå 1” (10,23 km), una speciale breve ma sufficiente per far emergere subito i temi della Svezia. È una prova che non concede tempo per mettersi comodi. Si entra, si attacca, e ci si ritrova subito a fare i conti con frenate difficili da interpretare e con una visibilità che può complicare anche la scelta delle traiettorie più semplici.
A chiudere davanti a tutti è stato Oliver Solberg, che ha messo la sua Toyota GR Yaris Rally1 al comando con un 5:53.1. In una prova così corta, tre o quattro secondi sono già un segnale: Solberg ha trovato confidenza, facendo la differenza dove gli altri hanno scelto un approccio più prudente. Alle sue spalle, Elfyn Evans ha limitato i danni a +3.8, poi Katsuta a +4.4 e Pajari a +5.6. Toyota subito compatta, con le prime quattro posizioni conquistate.
Le Hyundai hanno risposto senza clamore, ma restando incollate: Neuville a +6.7, seguito da Fourmaux (+7.9) e Lappi (+9.1). È un distacco che, all’inizio del rally, non definisce gerarchie definitive: racconta piuttosto di una prima notte in cui la priorità era capire cosa aspettarsi dal fondo e quanto fidarsi della frenata. Dietro, McErlean (+15.7) e Sesks (+18.2) hanno già dovuto fare i conti con un ritmo che non perdona, mentre il futuro patron di Prada, Bertelli, ha chiuso la top10 a +26.1.
A rendere ancora più “umana” questa prima speciale sono state le dichiarazioni: un coro di prudenza, dubbi e adattamento. C’è chi ha parlato di rientro graduale, quasi a togliersi la ruggine di dosso: “Non male. La prima speciale dopo sei mesi”, afferma Teemu Suninen. Joona ha messo le mani avanti con ironia, descrivendo una guida volutamente conservativa: “Sto guidando come mia nonna, ma penso sia lo stesso per tutti”.
Il punto comune, però, è stato uno: capire dove frenare. “Corsa pulita, ma molto difficile trovare buoni punti di frenata”, è la frase che, più di tutte, fotografa la PS1. E quando la vista non aiuta, il margine si assottiglia ancora: “La visibilità era scarsa e il nostro parabrezza era appannato, difficile vedere”, dichiara McErlean. In Svezia, anche una piccola incertezza diventa metri persi.
Sul tema del grip, le sensazioni sono state diverse e, proprio per questo, interessanti: c’è chi ha trovato una prova “davvero scivolosa” e chi come Fourmaux, al contrario, ha parlato di un’aderenza “ingannevole”, diversa dallo shakedown: “Grip diverso dallo shakedown. Ma divertente”. E poi c’è la paura più concreta, espressa da Neuville, quella che ti fa alzare il piede prima del solito: “Sto frenando troppo presto, non sono sicuro se la macchina si fermerà o no”. È l’essenza di un rally su neve e ghiaccio. Quando non sei certo, paghi tempo. Quando sei troppo certo, rischi il ritiro.
Non sono mancati gli imprevisti, inevitabili in una speciale che si corre quasi “al buio” di riferimenti: uscite di strada con secondi persi, come successo ad Armstrong, fino agli episodi più pesanti, con danni alle sospensioni ed il ribaltamento con parabrezza rotto, ali danneggiate e foratura anteriore sinistra del duo italiano Trentin-Ometto su Skoda Fabia RS Rally2.
La sensazione, alla fine della PS1, è che il Rally di Svezia 2026 sia partito esattamente come promesso. Un equilibrio sottile tra velocità e controllo, dove la differenza può nascere in un punto di frenata letto meglio degli altri o in una scelta di prudenza fatta nel momento giusto. Il vantaggio di Solberg è reale, ma ancora tutto è aperto. Oggi, con speciali più lunghe e un fondo destinato a evolvere, la storia può cambiare in fretta.
Credit: Toyota Gazoo Racing WRT (X)