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DAVIDE CIRONI PROVA LA LANCIA DELTA S4 GRUPPO B

2 Febbraio 2026

Redazione

Scritto da: Tiziano Topini

Se si prende un magazine a sfondo corsaiolo dai primi anni ’70 fino al 1991, nella stragrande maggioranza dei casi, nella sezione rally, ci si imbatterà in qualche articolo dedicato alla Lancia. Poiché, se è vero che la 131 Abarth ha avuto una carriera agonistica breve ma intensa, con le sue linee squadrate immediatamente riconoscibili, è altrettanto vero che è sempre stata la casa fondata da Vincenzo Lancia a potersi annoverare negli annali del rally, con oltre trent’anni di attività.

La Delta S4 è forse stata la massima espressione della ricerca tecnologica, successiva a una Lancia 037 che, al debutto nel WRC dell’83, in quel Rally di Montecarlo “disinnevato” (chi conosce la storia di quel rally sa cosa intendo), vinse il mondiale come ultima vettura a trazione posteriore capace di battere l’Audi a quattro ruote motrici, progenitrice di un sistema di trazione che di lì a poco sarebbe diventato lo standard nel WRC. Durante l’annata 1984, la Lancia fece correre la 037 EVO II mentre, nel frattempo, lavorava “sottobanco” alla nuova vettura.

Dopo aver costruito il primo esemplare del prototipo, l’auto venne testata senza sosta al circuito della Mandria, e il resto è storia. La vettura divenne leggenda con cinque vittorie in due anni e dodici partecipazioni agli eventi, ed è a questo punto che arriviamo al fulcro dell’articolo. Davide Cironi, il 25 dicembre scorso, ha pubblicato un video sul suo canale YouTube ufficiale nel quale ha avuto (beato lui) la fortuna di poter guidare, con il piede piuttosto pesante, una Delta S4 ex ufficiale, condotta in passato da un equipaggio che ha scritto la storia del rally: Alén-Kivimäki.

Inutile dire che a farla da padrona nel video è il suono di quel poderoso quattro cilindri in linea sovralimentato, che sembra essere stato incastrato a forza dentro la vettura. Durante il filmato, Cironi si lascia andare a una considerazione, a mio dire, molto interessante riguardo a questa macchina: “Normalmente si è portati a pensare che queste macchine siano indomabili, difficilissime e terrificanti da guidare. Il più delle volte non è così. Il più delle volte sono macchine costruite perché i loro piloti potessero essere imbattibili e quindi dovevano essere intuitive. Chiaramente intuitive per quanto può esserlo una macchina da corsa, dove devi essere preparatissimo a tutto, con quello che comporta guidare una macchina così”.

Una descrizione particolare della Delta S4, perché, nonostante fossero vetture destinate a “piloti di riguardo”, difficili da domare e anche parecchio costose da mantenere, erano costruite per vincere. Con la tecnologia a disposizione all’epoca, si cercava di realizzare auto sicure, che al tempo stesso trasmettessero questa sensazione ai piloti, nonostante la loro schiena poggiasse a pochi centimetri da un motore tutt’altro che docile.

Certamente quei piloti avevano anche una buona dose di – mi si passi il termine – incoscienza, ma forse, a conti fatti, tutti i piloti, e soprattutto quelli di oggi, senza un minimo di accettazione del rischio, non correrebbero affatto. È vero che le auto moderne sono più complesse, dotate di un’elettronica raffinata che consente un bilanciamento ideale, ma parliamo pur sempre di vetture da corsa.

Correre oggi con auto dotate della tecnologia di allora sarebbe un grave insulto alla sicurezza. Ho letto davvero molti – troppi – commenti del tipo: “All’epoca c’erano Alén, Biasion, Röhrl, adesso sono tutti pilotini che corrono grazie ai soldi”. La Lancia Delta S4 rimarrà per sempre una pietra miliare della storia del rally: una vettura costretta a crescere in fretta, senza poter esprimere appieno il proprio potenziale, che probabilmente le avrebbe regalato molte più vittorie.

Credit: Davide Cironi (IG)