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DAY-4 MONTECARLO, VITTORIA PER SOLBERG JR. & TOYOTA

26 Gennaio 2026

Redazione

Scritto da: Piernicola Gervasi

Con il quarto e ultimo giorno cala il sipario sul 94° Rallye Monte-Carlo, un’edizione che molti hanno già battezzato come una delle più difficili degli ultimi anni. A suggellare un weekend storico è la prima vittoria assoluta di Oliver Solberg, navigato da Elliott Edmondson, al debutto su una Rally1 – la Toyota GR Yaris Rally1 – in un rally su asfalto. Un risultato che lo stesso Oliver fa fatica a comprendere nell’immediato. Ai microfoni, al termine della PS17: “In questo momento non lo capisco.

È un giorno emozionante. La gara più difficile che abbia mai fatto nella mia vita. È il mio primo rally su asfalto con questa auto e lo abbiamo vinto. Voglio solo dire un grande grazie a Toyota per la fiducia e la convinzione. Il lavoro di squadra è stato eccezionale”, racconta al traguardo della Power Stage, facendo capire quanto questo Monte sia stato una prova soprattutto mentale.

La domenica propone quattro prove speciali decisive – PS14, PS15, PS16 e PS17 – due delle quali sullo storico Col de Turini e sulle sue strade, in una miscela quasi crudele di asfalto bagnato, ghiaccio, neve e poltiglia (misto neve-fango) in progressivo scioglimento. 

La PS14 apre la giornata con la maggior parte del tracciato coperta di ghiaccio. I piloti parlano di una prova lentissima, più subita che guidata. C’è chi ammette di essersi sentito praticamente fermo ovunque, concentrato solo a trovare un minimo di trazione sul posteriore. Questo lo sfogo di Jon Armstrong: “Onestamente, mi sembrava di essere fermo ovunque.

Cercando di concentrarmi per ottenere un po’ di trazione sul retro. Non ho mai fatto una prova così lenta in vita mia, ma guardando i tempi sembra che abbiamo fatto un buon lavoro”, parole che dimostrano la volontà di preservare, piuttosto che quella di azzardare. Evans sottolinea quanto l’aderenza, nella parte alta della prova, sia semplicemente inesistente: “Molto difficile, l’aderenza in cima qui è completamente inesistente”.

Dicasi lo stesso per Ogier che non riusciva a risalire la collina. A rendere ancora più complicata la lettura delle condizioni è il fatto che la strada non corrisponde più alle note prese, come afferma Adrien Fourmaux: “C’era molta meno fanghiglia e neve di quanto avevamo nelle nostre note. Dopo era tutta neve. Ho cercato di essere efficiente, ma non abbiamo aderenza. Ad ogni hairpin ci fermavamo. Non è stato facile”. Da segnalare i problemi tecnici per Munster in trasferimento che non arriva in tempo per prendere parte alla prova speciale. 

In questo contesto estremo si accende la stella di Matteo Fontana, già campione mondiale WRC3. L’italiano, al volante della sua Ford Fiesta Rally3 EVO, firma il miglior tempo sulla PS14 e si ripete sulla successiva PS15, diventando di fatto il riferimento assoluto sulle condizioni più estreme del Col de Turini. Due vittorie consecutive che lo rendono, su questo fondo di ghiaccio, neve e poltiglia, più veloce non solo delle Rally2 ma persino delle ben più potenti Rally1, complice sicuramente la maggiore pulizia della strada dopo i vari passaggi.

Le Rally2 ottengono tempi migliori rispetto alle Rally1 grazie a delle condizioni del fondo più favorevoli. Riprende la sua corsa Gryazin ma ormai le speranze di vittoria sono andate per lui e per Lancia. Perde terreno Daprà, mentre Léo Rossel amministra la prova e guadagna ancora su Camilli.

La PS15 alza ulteriormente l’asticella della difficoltà. Il Col de Turini non delude mai e la parte innevata in cima regala gioie a piloti e spettatori. Dopo i primi tre chilometri prevalentemente bagnati, la prova è un susseguirsi di tratti pieni di ghiaccio, neve e fanghiglia, prima di tornare di nuovo sul bagnato verso il finale, con neve e ghiaccio in scioglimento.

Elfyn Evans e Léo Rossel convengono: non c’è il tempo materiale per costruire fiducia, appena si pensa che la situazione stia migliorando, il grip cambia ancora. Solberg ha avuto un piccolo testa-coda in frenata in un tornante, con retromarcia obbligata e almeno dieci secondi persi, e ammette di non divertirsi affatto quando ci si ritrova a difendere la leadership in condizioni così estreme e guarda alla Power Stage.

Il campione del mondo in carica sceglie deliberatamente di abbassare il ritmo, trasformando la discesa in un esercizio di pura sopravvivenza: “Non è divertente, abbiamo guidato molto lentamente in discesa. Cerchiamo solo di finire il rally, non è stata la cosa più divertente della mia carriera ma dobbiamo solo finirlo”. Gli errori restano sempre in agguato: una gomma forata dopo aver colpito il bordo di cemento interno alla prima curva e un’uscita leggera intorno al 17° chilometro, raccontano di una PS complicata per il duo Neuville-Wydaeghe.

Ancora una volta condizioni migliori per le Rally2 che con alcuni piloti fanno registrare tempi migliori delle Rally1. Beffata ancora una volta Lancia: perde di nuovo, per 1″1, la possibilità di vincere una speciale con Yohan Rossel che va invece a Matteo Fontana su una Rally3.

Se la PS15 è il regno della neve del Turini, la PS16 offre un quadro diverso ma non meno insidioso. La speciale è prevalentemente bagnata, con chilometri macchiati da neve e ghiaccio, ma è proprio questo mix a trarre in inganno diversi equipaggi. Solberg racconta di un avvio bello, tradito però dal finale, con la neve che si rivela ben più presente del previsto. Una piccola uscita in un tornante e colpisce il guardrail.

Altri sottolineano quanto sia complicato restare competitivi sulle chiodate quando l’asfalto si pulisce e la temperatura sale: “Forse le Hyundai hanno le gomme da neve, piuttosto difficile ora sui chiodi”, afferma Evans. Paddon parla di una prova decisamente migliore rispetto al primo passaggio, ma resa più insidiosa da neve in scioglimento e fanghiglia che rendono tutto un mosaico di grip.

E poi ci sono gli episodi più pesanti, Armstrong: “Sono stato colto di sorpresa dalla fanghiglia e sono andato a sbattere contro il guardrail. Mi dispiace per il team, è stato un weekend disastroso”. L’irlandese confessa il suo disappunto: vede il proprio Monte finire contro le barriere a poche curve dal traguardo, con la sospensione anteriore sinistra gravemente danneggiata.

La Power Stage, la PS17, chiude il rally con un’altra variazione sul tema: i primi chilometri sono completamente bagnati, poi neve e fanghiglia tornano a complicare il quadro prima di un finale di nuovo più pulito. Qui si concentra il carico emotivo di una giornata già durissima. Fourmaux parla di gomme chiodate ormai alla frutta, con la vettura che “si muove molto sull’asfalto”.

Neuville ammette di aver faticato per tutto il weekend a trovare il feeling, senza mai capire davvero come sfruttare al meglio gli pneumatici in condizioni tanto mutevoli: “Avevamo solo due gomme con chiodi e due da neve, non è facile. Lottando davvero per trovare il feeling per tutto il weekend. Non so davvero come usare le gomme in queste condizioni. Sono stato un passeggero più spesso che un pilota della macchina”.

Katsuta fa autocritica per la mancanza di convinzione nei primi due giorni: “Non sono davvero felice, erano condizioni molto, molto impegnative. Non ero sicuro di cosa fosse sbagliato il primo giorno e il secondo giorno. Mi mancava un po’ di impegno. Mi dispiace per il team, cerco solo di migliorare e cercherò di ottenere il miglior risultato in Svezia”.

Per Hayden Paddon la Power Stage diventa una sorta di liberazione personale dopo settimane difficili, a seguito del suo ritorno su una vettura ufficiale nella massima categoria. È il lato più umano di un rally che, da sempre, mette a nudo nervi e fragilità di chi guida al limite tra muri di neve e strapiombi.

Sul fronte dei big, la domenica è fatta di equilibri sottili. Sébastien Ogier, fuori dalla lotta per il primo posto, ma sempre centrale nella narrazione di Monte-Carlo, rende omaggio a chi questa volta lo ha battuto: “È stato un weekend difficile. Principalmente felice di essere di nuovo sul podio. Sicuramente Oliver ha fatto meglio di quanto tutti si aspettavano. Ha svolto un ottimo lavoro. Bene per il campionato avere qualcosa di nuovo, non vedo l’ora di combattere con lui”, dice il francese – arrivato sul gradino più basso del podio -, sottolineando il valore del successo di Solberg ed Edmondson.

Elfyn Evans chiude un weekend difficile, principalmente felice di essere sul podio, e riconosce l’impatto del risultato del compagno di squadra: “Tanto di cappello, enormi congratulazioni a Oliver, ha fatto un lavoro sorprendente. Anche Elliott, ovviamente sta lavorando sodo. Grazie anche al team, hanno fatto un lavoro grandioso”.

Yohan Rossel vince la Power Stage, ma è suo fratello Léo la prima tra le Rally2 al termine dell’evento. Daprà termina secondo, mentre Camilli perde altre due posizioni in classifica.

Nel bilancio conclusivo di questo day-4 restano quattro immagini forti. La prima è quella della Toyota GR Yaris Rally1 di Oliver Solberg ed Elliott Edmondson sul gradino più alto del podio di Monaco, emblema di una vittoria costruita nella neve, nel buio, nella nebbia, nella fanghiglia e soprattutto nella testa, in quella che Oliver definisce la gara più dura della sua carriera.

La seconda è quella di Matteo Fontana che, sulle speciali più estreme del Col de Turini, firma due prove consecutive, PS14 e PS15, imponendosi come riferimento assoluto in condizioni dove la potenza non basta e conta soprattutto la sensibilità. La terza è, senza dubbio alcuno, il ritorno di Lancia nel World Rally Championship (WRC) dopo 35 anni con la Ypsilon HF Integrale Rally2.

La quarta è un Roberto Daprà che indossa la medaglia d’argento nella categoria WRC2, che, con il suo navigatore, sono riusciti a rimanere sul percorso nonostante le difficoltà riscontrate dai colleghi, e hanno concluso ottavi assoluti guadagnando anche quattro punti nella classifica mondiale.

In un Monte-Carlo che molti hanno già etichettato come il più difficile degli ultimi anni, sono queste voci e queste sfumature a raccontare davvero quanto sia ancora vivo il fascino di una gara che non smette mai di sorprendere.

Credit: Federico Luzzi – Bierre Photo Sport (IG)