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DAY-3 MONTECARLO, SABATO CON TANTA NEVE E PIOGGIA

25 Gennaio 2026

Redazione

Scritto da: Piernicola Gervasi

Il day-3 del Rallye Monte-Carlo 2026 è stato la sintesi perfetta di tutto ciò che rende unico questo appuntamento. Neve, ghiaccio, fanghiglia, pioggia battente e piloti sospesi costantemente tra grip e mancata aderenza. Le quattro prove speciali in programma – PS10, PS11, PS12 e PS13 – hanno raccontato quanto sia stato fondamentale saper gestire e non commettere errori decisivi.

La PS10 ha messo subito in chiaro il tema della giornata. L’intera prova era coperta di neve e ghiaccio, con un grip quasi inesistente e riferimenti completamente diversi rispetto alle ricognizioni. C’è chi, come Romet Jürgenson, ha ammesso senza giri di parole di essere stato al limite dell’ignoto. Asserendo che ha avuto spesso il timore di uscire di prova, data la prima volta in queste condizioni, ottimo per l’esperienza.

Anche tra le Rally1 il filo conduttore è lo stesso. Chi, come Jon Armstrong, si ritrova con una foratura, chi come Thierry Neuville parla di una speciale molto molto bassa di aderenza, con 27:49.1 minuti di puro stress e sopravvivenza. Sébastien Ogier descrive una tappa impegnativa, con bassa aderenza, ma si deve lottare per il podio. Solberg sa che la sua corsa può finire da un momento all’altro e preferisce affrontare il percorso con cautela. Bene anche Katsuta dopo aver risolto i problemi al servosterzo che avevano afflitto il giapponese nella giornata precedente.

Doppietta Lancia in questa prova con Gryazin che affronta la prova senza le indicazioni del suo co-pilota e si rivede Delecour in top10, con il figlio d’arte che dice di aver avuto difficoltà a trovare grip.

Se la PS10 era stata un banco di prova sulla neve compatta e il ghiaccio, la PS11 ha mostrato quanto rapidamente il Monte possa trasformarsi. Tra tratti ghiacciati e poltiglia fastidiosa, i commenti dei piloti hanno restituito l’idea di una prova che cambiava metro dopo metro, completamente diversa da ciò che avevano visto i ricognitori. Ogier ha parlato di un forte cambio di aderenza ma senza voler rischiare. Fourmaux ha evidenziato il carattere tipico del rally, con un mix continuo di asfalto, neve e politiglia: “Condizioni difficoltose, un mix continuo di asfalto, neve e politiglia. Solchi stretti, tipiche condizioni del Monte”.

Evans ha ammesso di non essere stato abbastanza coraggioso da ignorare le indicazioni della gravel crew, che segnalava tratti di ghiaccio nero poi in buona parte spariti con il passare delle vetture. Solberg, dal canto suo, ha trovato passo e serenità proprio nel cuore delle difficoltà: “I chiodi stanno funzionando ora, è un po’ più facile. Mi sono sentito un po’ più a mio agio qui adesso”.

Per Armstrong, invece, il lavoro di set-up ha pagato: qualche piccola modifica agli ammortizzatori ha trasformato la macchina, permettendogli di parlare per la prima volta di “buon ritmo” e di una prova finalmente goduta. Altri hanno sottolineato l’aspetto psicologico: sapere di dover arrivare alla fine rende ogni scelta ancora più pesante, specialmente quando la strada cambia repentinamente e la neve sporca rende ogni curva una potenziale trappola.

Sessione difficile anche per le Rally2, in cui i piloti hanno affrontato un fondo molto scivoloso e con degli pneumatici non adatti. Yohan Rossel si riconferma in prima posizione mentre scivola indietro Gryazin insieme a Daprà, fuori dalla top10 in questa speciale. Torna su Camilli.

La PS12 – secondo passaggio sullo stesso percorso della PS10 – è stata probabilmente la più dura della giornata, quella che ha lasciato il segno tanto nei tempi quanto nei racconti a fine prova. Le note ufficiali parlavano di neve, fanghiglia e pochi tratti di asfalto umido. Nella pratica, significa fondo, completamente innevato, ancora più scivoloso rispetto a questa mattina con pochissimi riferimenti affidabili.

Kohn Filip ha sintetizzato bene lo stato d’animo generale: “Davvero complicato con la fanghiglia. Molte volte stai semplicemente aquaplanando e pregando di rimanere sulla strada. Molto fortunato ad essere qui”. In tanti sono finiti in fossi e campi, emblematica la vicenda di Paddon che ha avuto bisogno dell’aiuto degli spettatori – uscito di strada per evitare l’auto incidentata di Pajari – e non sono mancati i casi di cerchi rotti dopo aver colpito ponti o muretti.

Oliver Solberg ha parlato di una delle prove più difficili, che lo ha portato ad uscire di strada, finendo in un campo, per rientrare ha sfondato una recinzione. Prestazione davvero spettacolare. Chris Ingram ha ammesso di aver “rallentato” perché non valeva la pena rischiare in quelle condizioni quasi inguidabili, altri hanno sottolineato quanto fosse impossibile confrontare i tempi tra i vari passaggi, con la strada che si sporcava sempre di più ma al tempo stesso si puliva in alcuni tratti, creando un mosaico di grip imprevedibile.

Neuville ha condiviso una sensazione di frustrazione: “Sono stato un passeggero dall’inizio alla fine. Non avevo controllo e l’ho detto dieci volte a Martijn. Tuttavia, non appena tocchi un po’ la fanghiglia e il ghiaccio, il retrotreno si muove”. Fourmaux, in particolare, ha ricordato quanto fosse preoccupato per gli spettatori dopo un testacoda e ha lanciato un appello diretto a chi assiste lungo le prove: “Per favore, state attenti.”

Nel gruppo Rally2 la situazione non era diversa. Piloti come Eric Camilli, Yohan Rossel, Chris Ingram e Nikolay Gryazin hanno descritto la PS12 come un incubo fatto di poltiglia, neve e acqua stagnante, con incidenti, uscite di strada, ribaltamenti e sospensioni rotte a segnalare quanto fosse sottile il confine tra un buon tempo e il ritiro. Gryazin esce fuori strada e danneggia la sua Lancia, mentre Serrazin si ribalta e Jürgenson si ferma e riparte per problemi tecnici.

Dopo tre speciali così estreme, la PS13 sul circuito di Monaco è sembrata a molti quasi un altro mondo, pur restando tutt’altro che semplice. La pioggia intensa, l’asfalto completamente bagnato e l’acqua stagnante hanno trasformato il giro sul tracciato di Formula 1 in un’esperienza di guida al limite dell’aquaplaning. Eppure, per tantissimi piloti, è stato il momento più emozionante del weekend.

C’è chi, come Filippo Marchino, ha parlato di “sogno che si avvera, girare sulla pista di F1 di Monaco”, confessando di aver bruciato la frizione, della sua Citroen C3 Rally2, nel donut pur di regalar spettacolo, e chi ha voluto mandare un saluto alle proprie famiglie da casa. Roberto Daprà ha parlato di una delle esperienze più belle della propria carriera, felice anche dei secondi strappati a Eric Camilli in chiave classifica generale.

Anche tra i big in Rally1 le sensazioni sono state contrastanti. Jon Armstrong ha ammesso che, per quanto spettacolare, il donut sui ciottoli con le slick non fosse esattamente l’ideale con quell’intensità di pioggia. Adrien Fourmaux ha riconosciuto che non è allo stesso livello degli altri questo weekend, avendo tanto lavoro da fare, ma è contento del fine tappa a Monte-Carlo, prima volta per lui.

Thierry Neuville, dopo una giornata definita “piuttosto complicata”, ha scelto di guardare avanti. Anche Takamoto Katsuta, Josh McErlean e Grégoire Munster hanno sottolineato come, persino sulle strade di Monaco, fosse facilissimo commettere un errore – data la pioggia incalzante -, con testacoda e motori spenti nel donut a ricordare che il Monte non regala nulla nemmeno quando la cornice è quella da cartolina.

Nella categoria Rally2, Chris Ingram e Yuki Yamamoto hanno parlato di una prova “piena di acqua stagnante” in cui non valeva la pena rischiare più del necessario, mentre altri, come Marc Dessi, hanno raccontato testacoda e manovre in retromarcia nel donut, evidenziando come il lato spettacolare potesse facilmente trasformarsi in trappola.

Alla fine del day-3, il bilancio è quello di un Monte-Carlo nella sua versione più pura. Condizioni meteo in continua evoluzione, grip spesso inesistente, piloti divisi tra la voglia di spingere e il timore di buttare via tutto. Dai commenti di Neuville, Ogier, Evans, Solberg, Fourmaux, Katsuta, Pajari, Armstrong, Paddon, Munster e di tutti i protagonisti della classe Rally2 emerge una sensazione comune: quella di aver affrontato una delle giornate più dure e formative della stagione. Tra l’altro in questa giornata abbiamo assistito alla fine del sogno per Lancia di vincere il Rallye di Monte-Carlo 2026, dopo l’uscita di strada di Gryazin nel corso della PS12.

Per qualcuno è stato “il rally più difficile della vita”, per altri “un sogno che si avvera” sul circuito di Monaco. Ma per tutti il day-3 del Rallye Monte-Carlo 2026 resterà come un capitolo fondamentale di questo rally leggendario, in cui sopravvivere è già, di per sé, una vittoria.

Credit: Federico Luzzi – Bierre Photo Sport (IG)

Informazione: galleria fotografica presente su @rally_news_plus (Instagram)