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DAY-2 MONTECARLO, TANTA NEVE E FANGO SULLE STRADE

24 Gennaio 2026

Redazione

Scritto da: Piernicola Gervasi

La seconda giornata del Rallye Automobile Monte-Carlo 2026 è stata una lunga prova di resistenza psicologica con ben sei prove speciali, in cui i piloti hanno dovuto mantenere un alto livello di tecnica e ritmo. Dalla PS4 alla PS9, i protagonisti hanno raccontato un Monte in versione estrema, fatto di scelte gomme al limite, neve, fango e continui cambi di grip.

Già dalla PS4 emerge chiaramente il tema del giorno, cioè capire la strada prima ancora di spingere. I big come Sébastien Ogier, Thierry Neuville, Takamoto Katsuta, Elfyn Evans e Sami Pajari insistono tutti sulla stessa idea. Condizioni imprevedibili, ghiaccio in punti inattesi, neve che si trasforma in poltiglia e un asfalto che solo a tratti dà l’illusione di essere più semplice. Molti ammettono di essere stati più cauti del previsto, di aver preferito una prova “pulita” a un rischio eccessivo. In tanti parlano del lavoro della “gravel crew”, lodandone la precisione ma sottolineando anche quanto la strada cambi tra il loro passaggio e quello delle Rally1: ciò che nelle note è segnato come ghiaccio, a volte diventa fango e dove ci si aspetta aderenza, invece, il grip sparisce.

La PS5 accentua ancora di più il lato tecnico e mentale del Monte. Alcuni piloti raccontano di aver sbagliato completamente la scelta delle gomme, come chi ammette che avrebbero dovuto montare le super soft, mentre Gryazin sperimenta soluzioni quasi estreme, come le morbide da un lato e le chiodate dall’altro, cercando di tenere la macchina in equilibrio tra tratti con più grip e curve dove invece l’auto scivola senza pietà. C’è chi parla apertamente di “esperienza dura”, consapevole che questo rally, più che essere vinto in un colpo solo, va costruito chilometro dopo chilometro.

In mezzo ci sono anche gli episodi che hanno segnato la classifica: una lunga sinistra per qualcuno, un colpo contro la sponda o contro un muro evitato per centimetri, un motore che si spegne dopo aver stallato in frenata. Qui si aggiungono anche le forature di Oliver Solberg, Grégoire Munster e Takamoto Katsuta, costretti a gestire gomme danneggiate e secondi preziosi lasciati per strada. Sono dettagli che raccontano bene quanto il limite, qui, sia sottile.

Con la PS6 il copione cambia ancora: molta neve nei primi chilometri e poi, più avanti, l’asfalto bagnato e sempre più sporco. I commenti di piloti come Ogier, Neuville, Fourmaux e Paddon convergono tutti sulla stessa immagine: una speciale “divisa in due mondi”, all’inizio quasi da rally invernale puro, con solchi e neve, e alla fine gomme chiodate costrette a lavorare sull’asfalto. Qualcuno confessa di essere stato troppo cauto nelle parti veloci, con la macchina che “sembrava una barca” sulla neve bagnata, afferma Fourmaux; altri parlano di forature prese con una pietra quasi invisibile. Nonostante questo, molti concludono la speciale con un certo sollievo: “sono felice di essere qui”, “era solo importante finire senza errori”, segno che, a questo punto del Monte, sopravvivere vale quanto un grande tempo.

Il pomeriggio porta in scena un’altra versione del Monte. Nella PS7 il ghiaccio lascia più spazio al fango, quasi in stile Rally GB, afferma Paddon. Piloti come Adrien Fourmaux, Oliver Solberg, Jon Armstrong e ancora Ogier e Neuville parlano di una strada che cambia di continuo, dove il riferimento delle note non basta più. Il freno a mano che non funziona costringe Fourmaux a fare retromarcia nei tornanti. Armstrong tra foratura e la macchina che sottosterza gli fa toccare la sponda. C’è chi ammette che queste non sono affatto “le proprie condizioni” e che si sta semplicemente lavorando con quello che si ha, chi definisce la prova “super fangosa” e pensa solo a restare lontano dai guai. Nel frattempo, il ghiaccio e la neve del mattino lasciano posto a un fondo sempre più fangoso, acqua inaspettata negli incroci e un grip che si accende e si spegne nel giro di pochi metri.

La PS8 prosegue su questa linea di difficoltà. Le parole di Neuville, Evans, Solberg, Katsuta, Munster e Pajari raccontano una speciale corsa spesso nel buio, con pioggia intensa all’inizio e a metà prova, e un fango che rende la guida una continua lotta per la macchina. Ogier confessa di non aver montato le luci aggiuntive e di aver pagato questa scelta, Arstrong con una foratura scoperta troppo tardi, chi parla di ritmo ancora da trovare e di piccoli esperimenti sull’assetto in cerca di un po’ di velocità. Intanto i problemi tecnici non mollano la presa: servosterzo assente per Katsuta, gomme sbagliate per altri, errori minimi che si traducono in secondi persi. Molti definiscono questa prova “bagnata e sporca”, ma dietro la semplicità di queste parole c’è la consapevolezza che il Monte, anche senza ghiaccio visibile, resta sempre sul filo.

La PS9 chiude finalmente la giornata e aggiunge un ultimo strato di complessità al quadro. I piloti affrontano ancora una volta una combinazione di neve, fango e poi asfalto completamente bagnato. C’è chi, tra gli interpreti di classe Rally2, ammette di non essere affatto contento della propria prestazione, parlando di una prima parte “davvero difficile”. Altri, reduci da errori nelle prime speciali, tirano un sospiro di sollievo: hanno terminato la giornata, gli sbagli sono stati fatti ma ora l’importante è essere ancora lì, in classifica, pronti a ripartire.

Tra i nomi di spicco, Armstrong descrive apertamente la PS9 come pura sopravvivenza, soprattutto con una combinazione di gomme che include supersoft, invernali e chiodate tutte insieme: non c’è spazio per spingere davvero, ammette, e alla fine l’obiettivo è solo restare in strada. Fourmaux parla di un’altra giornata durissima, segnata da problemi elettronici, freno a mano e pompa benzina, e racconta quanto sia impegnativo guidare senza servosterzo per un intero loop, con le mani praticamente distrutte.

Altri piloti, come Katsuta, Solberg ed Evans, oscillano tra autocritica e realismo: qualcuno non si sente abbastanza coraggioso nei solchi, qualcun altro parla esplicitamente di “modalità sopravvivenza” perché c’è troppo fango sulla strada, Solberg riconosce di aver allungato il proprio vantaggio pur con una scelta gomme incrociata non ideale. Non mancano gli episodi spettacolari, come la i20 N di Neuville finita in un fosso nei primi chilometri e tirata fuori solo grazie all’aiuto del pubblico, simbolo perfetto di un Monte dove l’errore è sempre dietro l’angolo ma la voglia di arrivare in fondo è più forte di tutto.

Guardando le dichiarazioni nell’insieme, dalla PS4 alla PS9, il filo conduttore è chiaro. Monte-Carlo 2026, in questo secondo giorno, è stato un rally di gestione estrema: Ogier, Neuville, Evans, Katsuta, Pajari, Paddon, Solberg, Fourmaux, Armstrong e tanti altri hanno dovuto combinare esperienza, lucidità e istinto di sopravvivenza. Tutti, però, convergono sull’idea che il rally sia ancora lungo e che i margini per cambiare la storia del weekend ci siano ancora.

Due giorni restano davanti e, se il copione resterà questo, Monte-Carlo continuerà a premiare chi saprà unire coraggio e tecnica, chi capirà un attimo prima degli altri dove finisce il grip e dove comincia il vuoto. In un contesto così, i tempi cronometrati raccontano solo una parte della verità: il resto lo si legge nelle voci dei piloti, stanche ma lucide, che alla fine di questa giornata sembrano tutte d’accordo su un punto solo. Qui, più che mai, arrivare al traguardo è già una vittoria.

Credit: Federico Luzzi – Bierre Photo Sport (IG)

Informazione: galleria fotografica presente su @rally_news_plus (Instagram)