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GOODWOOD, IL GRANDE SALOTTO DEGLI OTTANI

25 Luglio 2025

Redazione

Scritto da: Tiziano Topini

Il Goodwood Festival of Speed, da quando l’ho scoperto, l’ho sempre considerato il “salotto del motore”, poiché vi sfilano non solo le quattro ruote, ma, a volte, anche due, e perché no, sei. Ogni anno c’è sempre un tema, che viene raffigurato dall’artista Gerry Judah. Ad esempio, quest’anno si festeggiavano i sessant’anni di carriera dell’ingegnere e progettista Gordon Murray. Vi invito caldamente a vedere l’opera.

Al Goodwood FoS c’è chi sfila con auto d’altri tempi, come la FIAT S76, la Bestia di Torino, oppure la Bugatti Tipo 35 o l’Alfa Romeo Tipo B P3, con tanto di scudetto della Scuderia Ferrari, una vera gemma dal passato. Per chi invece volesse vedere vetture sportive ben più moderne, beh, come non citare la Ferrari F80, vera e propria reincarnazione della Ferrari 499P, tre volte vincitrice di Le Mans, la Bugatti Bolide, la Pagani Huayra R Evo Roadster, la GMA T50 S con quel motore V12 e cambio manuale. Per chi vuole proiettarsi nel futuro, ma disdegna l’elettrico (e mi si perdoni, vorrei proprio non parlarne), mi sembra doveroso citare l’Alpine Alpenglow, prototipo dell’omonima casa francese, alimentato da un V8 ibrido che, a mio modesto parere, ha dimostrato quanto questo tipo di motore a combustione alternativa possa dare ancora all’industria dell’automotive.

Ma proseguiamo: c’è stato anche spazio per i cosiddetti “restomod”, ovvero vetture che reinterpretano in chiave moderna quelle del passato. Grande novità di quella categoria è stata la Kimera Evo38, vettura che riprende gli stilemi della Evo37, a sua volta ispirata alla leggendaria 037.

Durante i tre giorni del Goodwood penso che le monoposto di F1 siano state le vere e proprie protagoniste, anche per via dei 75 anni dal primo campionato di Formula 1, iniziato a Silverstone, che ancora sapeva di dopoguerra. Ma le monoposto non erano le uniche a rubare la scena, poiché c’era l’almanacco del gotha dei piloti di F1, come Sir Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi, Mario Andretti, Alain Prost, Nigel Mansell, Mika Häkkinen e Jacques Villeneuve – insomma, “i campionissimi” della F1 – e poi Bernie Ecclestone, un nome che sicuramente non ha bisogno di presentazioni.

Le monoposto non le elencherò tutte, ovviamente, ma ne cito alcune: la “prima”, ovvero l’Alfa Romeo 158, quella che nel 1950 fece tripletta a Silverstone con Farina, Fagioli e Parnell. Quando ha sfilato sulla collinetta di Goodwood, penso si sia presa la scena da vera e propria “top-model”, con quel suo rombo, così pieno e roco, inconfondibile. Anche se sicuramente non erano da meno la Lotus 79 del 1978, la prima vettura a sfruttare pienamente l’effetto Venturi, e l’ambigua Brabham BT52 del 1983, motorizzata BMW e alimentata, in quell’anno, da una miscela che conteneva sostanze provenienti – nientemeno – dai propellenti dei razzi V2 tedeschi.

E poi la Ferrari 639, il prototipo della 640, prima F1 con il cambio semiautomatico, per finire con la Williams FW14B, la vettura che dominò il ’92 con il sistema delle sospensioni attive. Menzione d’onore, se posso: questa Williams è stata guidata da Lia Block, figlia del leggendario pilota poliedrico Ken Block.

Insomma, le Formula 1, con i loro motori aspirati, turbo e turbo-ibridi, hanno fatto bella mostra di sé, facendo vibrare le loro corde vocali come un’orchestra diretta da Riccardo Muti. Breve off-topic, se posso: ricordo un’intervista della cantante Francesca Michielin, dove affermava che le sarebbe piaciuto campionare i suoni delle Formula 1 e inserirli nelle sue canzoni. Sarebbe molto interessante, no? Due tipi di “musica” che si uniscono per dare vita a una melodia unica nel suo genere. Ma sto divagando.

Spostiamoci quindi sulle auto da rally, anche loro presenti, anche se forse sono rimaste leggermente in disparte. Per questo tipo di vetture era prevista una stradina sterrata immersa nei boschi. Audi quattro, Lancia 037, Peugeot, e poi le Rally1, guidate dai piloti ufficiali: Ford Puma, Hyundai i20 e Toyota GR Yaris si sono sfidate su quella stretta lingua di terra immersa nella natura.

Vorrei citare alcuni piloti che mi hanno personalmente stupito, a partire da Martijn Wydaeghe, co-pilota del campione in carica Thierry Neuville, e Liam Lawson, pilota F1 del team Racing Bulls, ed Esteban Ocon, pilota della MoneyGram Haas F1 Team, che ha potuto guidare una vettura da rally: la Toyota GR Yaris Rally1. Una curiosità in merito: i piloti di F1 condividono, in parte, gli stessi sponsor delle vetture da rally.

Ma non si può certo parlare di quest’evento senza menzionare le due gare che si sono svolte: la Shoot-Out, vinta da Romain Dumas, ex rallista e vincitore della 24 Ore di Le Mans, su Ford SuperTruck elettrico (sembra una Hot Wheels), e il secondo posto, andato a Scott Speed, ex pilota della Toro Rosso e pilota rallycross, sulla Subaru Project Midnight.

La tappa del rally è poi stata vinta da David Wright, a bordo della Ford Fiesta Rally2, mentre il secondo posto è toccato a Tom Williams su Škoda Fabia RS Rally2, e il terzo gradino del podio è andato a Garly Le Coadou sulla Toyota Celica Turbo 4WD (ST185).

Vorrei ora fare un paio di considerazioni finali. Il Goodwood FoS è quel tipo di evento che, nonostante sia il “meno vecchio” (la prima edizione è del 1994), è diventato quasi un salone internazionale dell’automobile. Molte auto, nel corso degli anni, sono state presentate proprio durante quest’evento. Ad esempio, quest’anno è stata presentata la nuova Lamborghini Temerario GT3, che debutterà nei principali campionati GT3 a livello globale a partire dalla stagione 2026. La vettura è mossa dallo stesso motore V8 4.0 litri biturbo della versione stradale.

Un’altra presentazione che mi è rimasta impressa fu quella della Porsche 963 LMDh, nell’estate del 2022. Il prototipo avrebbe preso parte ai campionati IMSA ed Endurance dalla stagione successiva. L’anno scorso, ad esempio, è stato dato molto (troppo?) spazio al marchio MG, molto noto nel Regno Unito ma da parecchi anni di proprietà del gruppo cinese SAIC.

Negli anni, dunque, molti marchi si sono ritagliati il proprio spazio, con auto nuove, anniversari o semplici celebrazioni, perché in fondo il Goodwood Festival of Speed è anche pubblicità. Ma soprattutto è passione per i motori, per l’odore di benzina bruciata, per quei suoni secchi e rabbiosi, dove non importa la taratura dei cavalli, perché anche un motore ultracentenario, con il suo rombo crepitante, vuole poter dire la sua. E la FIAT S76 ne è un esempio lampante.

Credit: Toyota Gazoo Racing WRT (X)