Categorie: Campionati Mondiali
LAND-ROVER PUNTA ALLA DAKAR E AL W2RC NEL 2026
23 Maggio 2025
Redazione
Scritto da: Luca Gentile
Il mito Defender abbandona l’asfalto per abbracciare l’estremo, segnando il suo ingresso ufficiale nel mondo del rally-raid con un progetto che promette di scuotere tutta la disciplina. Il prototipo Defender Dakar D7X‑R, alla sua prima uscita tra le imponenti dune del Sahara marocchino, ha già fatto parlare di sé. Al volante? Una coppia esplosiva. Il rallista Stéphane Peterhansel, l’uomo che ha fatto della Dakar la sua seconda casa con 14 vittorie all’attivo, e Rokas Baciuška, giovane talento lituano già campione mondiale FIA nella categoria T4.
Questo debutto non è un semplice test. È il primo passo di una marcia decisa verso il World Rally-Raid Championship 2026 (W2RC) e la prossima edizione della Dakar. Defender non si accontenta più di raccontare storie di esplorazione; vuole scriverne una tra le più dure e spettacolari del motorsport.
TECNOLOGIA DA DESERTO: IL D7X-R TRA INNOVAZIONE E RESISTENZA
Il cuore del progetto è un’auto che conserva il DNA della versione di serie, ma lo trasforma in una macchina da guerra. Il D7X‑R nasce sulla piattaforma in alluminio D7x, la stessa della Defender stradale, e ne eredita il gruppo propulsore e la trasmissione, a riprova della robustezza del modello originale. Ma sotto la mimetica livrea camouflage batte un V8 biturbo da 4,4 litri, rodato tra sabbia rovente e ostacoli implacabili.
L’obiettivo? Primeggiare nella nuova categoria Stock, riservata ai mezzi più vicini alla produzione di serie, ma portati al limite in condizioni brutali. Defender, insomma, non finge di essere un’auto estrema: lo è per natura, e ora vuole dimostrarlo nel contesto più spietato che esista.
DUE GENERAZIONI, UN SOLO OBIETTIVO: CONQUISTARE IL DESERTO
La cabina del D7X‑R ospita due piloti che sembrano usciti da epoche diverse, ma uniti dalla stessa fame di sfida. Da una parte, Peterhansel, che ha fatto la storia della Dakar e ora torna per un’ultima impresa monumentale; dall’altra, Baciuška, 25 anni e già due titoli mondiali in tasca. Il loro compito? Portare Defender nel cuore del W2RC e lottare per la vetta, tappa dopo tappa.
Peterhansel non nasconde il suo entusiasmo: “La Defender è un simbolo dell’off-road. Guidare la D7X‑R in Marocco è stato straordinario. Le sensazioni sono ottime: il potenziale è enorme”.
E Baciuška non è da meno: “È un sogno correre con un team così. Siamo pronti a fare la differenza, e io non vedo l’ora di mettermi alla prova nella gara più difficile del mondo”.
VERSO IL 2026: UNA SFIDA LOGISTICA, TECNICA E UMANA
Il team Defender Rally è solo all’inizio di un percorso che si preannuncia intenso. Entro fine 2025, la squadra verrà definita nel dettaglio e ben cinque prototipi saranno pronti a scendere in campo: tre per la Dakar, due per affrontare le altre tappe del campionato. La produzione è già in corso nello stabilimento JLR di Nitra, dove ogni scocca viene plasmata per resistere all’inferno del rally-raid.
Le novità regolamentari FIA in arrivo nel 2026 – che renderanno la categoria Stock ancora più aperta e interessante per i costruttori – giocano a favore di Defender, che intende sfruttare al massimo questa finestra per mettere in mostra la propria forza ingegneristica e superiorità tecnica.
DEFENDER DAKAR: NON SOLO CORSA, MA DICHIARAZIONE D’IDENTITÀ
Per Defender, questa non è solo un’operazione sportiva. È un ritorno alle origini, una riaffermazione del proprio spirito pionieristico. Come ha dichiarato Mark Cameron, Managing Director del marchio.
“La Dakar è la sfida suprema. Parteciparvi non serve solo a testare il veicolo, ma anche a ribadire chi siamo. E con due piloti di questa caratura, possiamo ambire a qualcosa di straordinario”.
Con il D7X‑R, Defender non si limita a partecipare: vuole lasciare il segno. Vuole dimostrare che un’icona dell’off-road può dominare anche quando la strada scompare del tutto. Perché per alcuni veicoli, l’impossibile è solo un invito.
Credit: Defender (X)